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A Padova, come in molte altre città
italiane, gli studenti del liceo sanno che esistono uno o due
giorni l'anno in cui non serve prepararsi per le interrogazioni,
perché prima o poi "arrivano le matricole" a "liberarli": in
effetti i goliardi, in occasione delle annuali feste delle
matricole (ogni città ha la sua data tradizionale) si
dedicano con grande entusiasmo alla cosiddetta liberatio
scholarum. L'intento orignario di questa tradizione è
presto detto: fino a qualche anno fa gli studenti di liceo erano
poco più che automi dedicati allo studio, e solo all'inizio
degli studi universitari (sincronizzato con l'inizio delle
attività goliardiche) lo studente medio iniziava ad
"intendere l'orecchio e sollevare la testa".
La liberazione
delle scuole è nata quindi come iniziativa degli studenti
universitari che, una volta portati di peso fuori dall'aula gli
studenti dell'ultimo anno, altrettanto di peso li trasferivano
nelle piazze della città dove provvedevano a farli divertire
e divertirsi (in genere questo significava farli ubriacare e
ubriacarsi, ovviamente a spese degli studenti medesimi per quanto
possibile). Lo scopo principale, insomma, era quello di far capire
anche ai ligi studenti liceali che esisteva anche il divertimento
oltre lo studio [nota a me stesso: tralascio in questa sede
di menzionare false e tendenziose ipotesi per cui altra causa
scatenante della tradizione fosse il disperato tentativo da parte
dei goliardi uomini di rimorchiare giovani liceali donne].
Tuttavia, con gli anni i ruoli si sono sostanzialmente invertiti e
spesso sono i liberatori a trovarsi costretti a inseguire di
corsa i liberati che non vedono l'ora di uscire
dall'edificio scolastico per dedicarsi alle iniziative ludiche che
hanno programmato da giorni.
Come
conseguenza di questo mutato atteggiamento dei giovani studenti, i
goliardi si sono trovati a passare tra sé e sé i
giorni della Festa delle Matricole (a proposito: le
matricole sono gli studenti del primo anno e il nome ha il
duplice scopo di ricordare che tradizionalmente è la prima
festa spensierata per gli studenti del primo anno e che comunque
rimane giorno di "caccia alle matricole" come vedremo più
avanti). Non pensate, comunque, che questo abbia svilito in alcun
modo la manifestazione: in effetti, chiunque abbia occasione di
passare davanti alla sede dell'Università di Padova il
secondo sabato di novembre (o dentro la medesima a mezzogiorno
dell'otto febbraio) vede un sacco di goliardi provenienti da ogni
angolo d'italia (e talvolta del mondo: l'edizione 1997 della festa
di Padova ha visto la graditissima partecipazione di un gruppo di
studenti belgi). Nessuno di loro, in genere, sembrerà
annoiato: molti staranno ridendo, scherzando e bevendo con
fratelli (beh? Si chiamano fratelli tra loro anche i
carabinieri, e noi no?) che non vedevano da anni, alcuni staranno
fingendo di essere incazzati come le bestie, qualcun altro
probabilmente lo sarà davvero; quasi mai ho visto un
goliarda inattivo, mai ne ho visto uno in preda alla noia.
Visto che i
liceali si sono dimostrati in grado di divertirsi da soli, i
goliardi hanno deciso di dedicarsi a traviare tutta la popolazione
delle città: nei giorni delle feste delle matricole si sta
infatti instaurando la tradizione di organizzare dei giochi in
piazza destinati, oltre che agli altri goliardi, a chiunque
voglia partecipare. Sorprendentemente, e con grande piacere dei
goliardi stessi, la cittadinanza di Padova negli ultimi anni ha
risposto a queste iniziative con entusiasmo decisamente superiore
alle aspettative degli organizzatori: si ricorda ancora la coda che
si formò nel 1994 per picchiarsi con guantoni di gommapiuma
appesi su un'impalcatura improvvisata dal Vespertilio. A onore del
vero va detto che negli ultimi anni, qualsiasi ne sia la ragione,
l'atteggiamento di sprezzante sufficienza che i cittadini
mediamente avevano nei confronti del fenomeno goliardia si sta
gradualmente mutando in un ironico disprezzo disposto talvolta alla
coesistenza: è viva speranza dei goliardi tutti che questa
tendenza continui fino a raggiungere una convivenza divertente e
ricca di soddisfazioni per entrambi.
L'atteggiamento sospettoso che gran parte della
gente riserva alla goliardia è facilmente spiegabile
considerando quello che della goliardia stessa si sente dire in
giro. Nonostante che l'"immagine pubblica" dei goliardi sia quella
di spensierati crapuloni dediti ai canti, all'alcool e alle
volgarità, infatti, si sentono raccontare di "disumane
umiliazioni", di "scherzi da denuncia", di violenze immani ai danni
delle povere matricole (la "caccia alle matricole", appunto) e in
generale dei più deboli.
Spero di non
deludere nessuno dicendo chiaro e tondo che tutto questo è
assolutamente falso, e spero di non confondere nessuno dicendo che
questo è esattamente quello che vogliamo che il mondo sappia
della goliardia. In massima parte queste voci sono infatti messe in
giro da persone che con la goliardia ha avuto solamente contatti
superficiali, ed ha quindi visto la "facciata" che noi volevamo
fargli vedere. Il risultato che si ottiene in questo modo infatti
è ottimo, ed è che le persone che chiedono di entrare
a fare parte della nostra magna familia goliardica sono
tutte e sole le persone che appartengono a una di queste categorie:
- quelli convinti di essere più robusti e resistenti di
tutto questo (insomma i fighiduri&puri)
- quelli che non credono che ciò che si racconta sia vero
ma sono curiosi di sapere come cacchio sia possibile che si
racconti
anche se in effetti le persone appartenenti a una
di queste due categorie finiscono in genere piuttosto male. Non
voglio ora spiegare che cosa significhi "male", e non voglio dirvi
quale è la categoria che di preferenza bersagliamo: sappiate
comunque che molto probabilmente non è quella che state
pensando, ma l'altra.
Di seguito riporto un breve riassunto di quanto
sulla goliardia si sa ed è vero. La goliardia è
organizzata in ordini, che sono in qualche modo
l'equivalente goliardico dei "gruppi" in cui si organizzano i
ragazzini partecipanti ai campi-scuola; in genere uno studente
universitario che decide di entrare in golardia sceglie di entrare
a far parte di un ordine piuttosto che di un altro solo
perché conosce qualcuno che ne fa già parte. Gli
ordini sono piuttosto indipendenti tra loro, ma all'interno di ogni
ordine vige una rigida struttura gerarchica che ricorda molto
quella della massoneria: in buona parte, in effetti, il modo in cui
la goliardia è organizzata vuole essere la sfacciata e
dichiarata presa in giro della massoneria stessa.
Ogni
appartenente a un ordine ha il diritto e il dovere di indossare
(ovviamente, finché è "nell'adempimento della sue
funzioni goliardiche") le insegne del suo ordine goliardico:
si tratta di un saio (una specie di casacca) o un mantello,
a seconda del gradino gerarchico raggiunto dal goliarda in
questione. Saî e manti vengono ornati con più o meno
fronzoli e fregi a seconda sempre dell'"importanza" della persona
che li indossa. Tutti gli ordini "ufficiali", e molte confraternite
non ufficiali, possiedono inoltre le placche, che sono delle
specie di medaglioni colorati che riportano ancora una volta il
simbolo dell'ordine di appartenenza.
Quello che i
goliardi chiamano "il gioco" è essenzialmente un esercizio
nell'arte della dialettica. Due persone che "giocano" tra loro si
trovano in genere al bancone di un bar e si comportano in questo
modo: l'uno dei due dice qualcosa (in genere, una qualsiasi cagata)
e l'altro lo contraddice platealmente (si badi: a
prescindere dal fatto che sia effettivamente d'accordo o meno).
Colui che riesce a convincere l'altro di avere inoppugnabilmente
ragione ha diritto a farsi offrire un bicchiere di vino a titolo di
premio. In realtà, spesso questo dialogo si estende a tre,
quattro o folle di persone; le regole tuttavia restano più o
meno le stesse.
Per completezza
va infine detto che, oltre alla contrapposizione alla massoneria di
cui si è parlato, la Goliardia nasce anche dalla
prosecuzione del fenomeno dei Clerici Vagantes medievali: si
trattava di studenti girovaghi delle prime università
(XIII-XV secolo) che si pagavano gli studi e la vita cantando,
svolgendo lavori occcasionali o talvolta anche solo questuando. In
effetti, spesso i nomi delle cariche gerarchiche dei vari ordini
("cavaliere", "scudiero", "barone") richiamano direttamente il
medioevo. Per chi fosse interessato all'aspetto storico della
goliardia, è senz'altro consigliata la lettura dell'ottimo
Clerici Vagantes: letteratura e teatro nella moderna
goliardia di Manlio Collino, tesi di laurea in Lettere presso
l'Università degli Studi di Torino.
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