From: Massimo Marchiori Sun, Nov 2, 2008 at 2:02 PM To: Ugo Savoia Gentile Direttore, la ringrazio per la mia intervista sul Corriere del Veneto apparsa oggi sul vostro giornale, scritta con passione dal vostro giornalista. Volevo farle un paio di importanti precisazioni. Durante l'intervista ho detto, come già ribadito in altre occasioni, che uno dei problemi principali dell'università è che attualmente la ricerca conta praticamente poco o nulla per l'avanzamento di carriera, che si basa quasi esclusivamente sull'anzianità (a meno che non si sia raccomandati da qualche barone). Quindi la ricerca, in pratica, non conta per fare carriera. Questo concetto è stato trascritto in maniera quasi fedele, tranne che per un apparentemente piccolo cambio di parola che però fa una enorme differenza: "Nella nostra università, purtroppo, conta soltanto insegnare -- accusa il professore -- si fa carriera esclusivamente per anzianità. la ricerca, in pratica, non esiste. Viene ridotta a zero da tanti vecchi baroni attaccati alla poltrona e basta. Io però continuo a crederci, un giorno, forse, cambierà". La prima precisazione: "Un giorno, forse, cambierà" è stato ripreso dai titolisti, per avere maggiore impatto, in un roboante titolo "Voglio cambiare l'Università". Lungi da me, solo uno sbruffone potrebbe pensare, da solo, di cambiare l'università. Ed infatti non ho mai detto una frase del genere. La seconda precisazione riguarda l'aver trascritto "la ricerca, in pratica, non conta" in "la ricerca, in pratica, non esiste": un apparentemente piccolo cambio di parola che però fa una enorme differenza (!). E quindi, la frase è stata poi ripresa dai titolisti e finita nei titoli dell'intervista con un: --- La denuncia: "Nei nostri Atenei non esiste la ricerca, c'è solo il potere dei baroni" --- Leggendo questo titolo mi si sono drizzati i capelli, perchè chiaramente solo un pazzo potrebbe affermare una cosa del genere, in quanto vale esattamente l'opposto: l'università, al di là della mia modesta persona, è fatta nella sua stragrande maggioranza di persone sottopagate, tantissime addirittura precarie, che hanno sacrificato carriere ricche di soldi nel privato per fare appunto quella cosa meravigliosa ed unica che è la ricerca, per il bene futuro della nostra società. Penso che tutti loro, me incluso, si siano sentiti mortificati da una osservazione del genere, che nessuno, neanche i più acerrimi critici dell'Università italiana, avrebbe avuto il coraggio, ed il buon senso, di pronunciare. Con i più cordiali saluti ed auguri di buon lavoro, Massimo Marchiori